Centocelle (23/04/2007)
Fonte: sito web ufficiale




Il cerchio si chiude. L'uomo riavvolge il nastro. La chiave si gira, il quadro si illumina, il motore si avvia. Il dito sfiora il tasto "play" sul registratore della coscienza. E' incredibile quante cose riescano a nascondersi nella casa della vita in quarant'anni. Il tempo sembra lo stesso di allora. E' lo stesso di allora. Un cielo terso, che pare lavato di fresco. La brezza leggera di una primavera che si è rifatta il trucco e per l'occasione vuole giocare all'estate. Le strade larghe e ordinate, come fusti e rami degli alberi e delle piante di cui indossano i nomi. Le case basse, i piedi ben piantati in terra, strette una all'altra come per farsi coraggio e resistere alla fatica di ospitare, ogni giorno, gli uomini e quell'instancabile affanno che chiamano vita.
Più l'auto si avvicina, più l'uomo perde gli anni. Scivolano dal finestrino, sotto sguardi nei quali la realtà riaccende la memoria e la memoria infiamma il cuore. Vorrebbe trattenerli, ma non può. A poco a poco, la maschera del presente si ritira e lascia il posto al volto del passato. E' lì, davanti a lui, come davanti a uno specchio. Copia esatta di quello che ha custodito dentro di sé in tutto questo tempo. L'auto rallenta e accosta. Civico 46. La targa in marmo dice "Via dei Noci". Ma tra quelle parole-per-tutti, si nasconde un messaggio speciale che non sfugge agli occhi dell'uomo: "Vi...e..N...i". Il motore ha un ultimo sussulto, poi abbandona l'uomo al silenzio di cui ha bisogno. L'uomo scende, la strada esplode. La folla gli si stringe intorno. La gente agita occhi, mani, cartelli; saluta, grida, scatta foto. Migliaia di voci scandiscono il suo nome. ma l'uomo si aggrappa al silenzio dei pensieri. L'uomo si guarda intorno e sorride. Il mondo è un televisore al quale qualcuno ha appena tolto il volume. Adesso deve solo trovare il coraggio di aprire il cancello. E' strano, pensa, non dovrebbe essere così difficile. La mano afferra la maniglia. Il cancello si apre. E l'uomo... precipita in un'altra dimensione. Vialetto. Portone, Scale. Quarto piano. La porta è aperta. L'uomo chiude gli occhi, fa un passo e respira l'odore del sabato, dopo la scuola, quando la vita sembra finalmente concedere un po' di respiro e almeno fino a domenica sera c'è tempo per se stessi e i propri pensieri. Oggi, poi, si vede con gli altri. Quelli del "complesso". I grandi via. Solo loro. Si affacceranno sul terrazzo. E allora vedremo la musica riuscirà ad aver ragione di questa periferia.
L'uomo imbraccia la chitarra. No - pensa - non devo aprire gli occhi adesso. Non ancora. Ancora qualche passo... ORA! Quando esce sul terrazzo e apre gli occhi, è la primavera del sessantasei e l'uomo non ha ancora sedici anni. La mano sinistra stringe il manico della chitarra. Le dita già in posizione sul primo accordo. Chissà se qualcuno alzerà gli occhi e si fermerà ad ascoltare...
"Primi peli sopra il labbro e bolle sulla pelle
un concorso di canzoni a "Centocelle"
feste in casa e il tavolo sulla parete
panini misti e spuma per la sete
la fonovaligia e le serrande scese e i genitori di la
primo bacio per sapere come si fa"
E' cominciata così. Un tuffo senza rete tra le rapide della memoria. Lunedì 23 aprile, l'uomo Claudio e il musicista Baglioni si sono ritrovati là dove si erano incontrati, per la prima volta davanti ad un pubblico (piuttosto distratto, a dire la verità: "Non ci filò nessuno! - racconta Claudio - Nessuno alzò lo sguardo e, forse, nemmeno ci sentirono") più di quaranta anni fa.
Sul terrazzo di quella che, più di ogni altra, Claudio considera la "sua casa". La casa dove ha capito che era la musica la chiave per aprire la porta su se stessi, dare forma alla propria identità e partire, armato delle proprie idee e del bisogno di rompere l'assedio dell'invisibilità, alla ricerca del futuro.
E, allora, eccola - in un pugno di canzoni alla chitarra acustica, legate insieme dal prologo di "'51 Montesacro" - la geografia musicale che racconta la storia della conquista di una città davvero troppo lontana ("Mia mamma mi diceva: "Vestiti che andiamo a Roma, come se Centocelle fosse un'altra città"). "Centocelle", "Con tutto l'amore che posso", "Piazza del Popolo", "Lampada Osram" e "Porta Portese". Quindi, una breve pausa, per scendere sulla terrazza dalla signora Teresa ("Una delle più care amiche di mia madre - la presenta Claudio - vedete è alta esattamente come lei... ma se non la vedete possiamo provare ad abbassare la ringhiera!") per unirsi alla band e lanciarsi in una sequenza mozzafiato di alcune tra le più belle canzoni del suo repertorio, brani senza tempo che hanno fatto la storia della musica popolare italiana: "Strada Facendo", "Noi no", "Mille giorni di te e di me", "Via", un fulminante medley con "Questo piccolo grande amore", "Amore bello", "E tu", "Sabato pomeriggio", "Solo" ed "E tu come stai", e poi "Buona fortuna", "Io sono qui", "La vita è adesso" (che sul foglietto sul quale ha appuntato la scaletta prima di cominciare è curiosamente ribattezzata "La vita è ora", ndr.), per concludere con quella "Tutti qui" che ha dato il nome ad uno dei più lunghi e fortunati tour della storia del pop italiano: più di 70 date, per oltre 500mila spettatori!
Oggi la gente c'è. Non solo alza gli occhi e ascolta, ma - come giornali, radio e televisioni - è tutta per lui. E c'è anche lui. E con lui, nascosti dietro la chitarra - voce, occhi e pensieri di un ragazzo di quasi sedici anni che cuce parole e note e le soffia nel cuore affaticato del mondo.
